Roberto Bramani Araldi

Agenda dei poeti 2008 - Prolusione

AGENDA DEI POETI 2008 – PROLUSIONE

 

Questa volta ci siamo, siamo arrivati finalmente alla maggiore età: l’Agenda dei Poeti compie diciotto anni.

La prima Agenda nacque, quindi, sommessamente nel 1991, la prefazione, quasi a presagire il successo che sarebbe poi seguito, venne scritta da un grande esponente dello spettacolo: da Leo Chiosso.

 

All’inizio la diffusione fu limitata, poche vendite, un poco di marketing particolare con il regalo di alcune copie alle carceri e alle comunità, la difficoltà di far capire un messaggio inusuale, rappresentato dal fatto che le poesie venivano pubblicate gratuitamente.

 

Se Leo Chiosso chiudeva la sua prefazione dicendo che “L’Agenda dei Poeti è senza dubbio una novità nella nostra società culturale; se ce la meritiamo oppure no, staremo a vedere”, il presente dimostra che il dubbio è stato fugato, dato che ora se ne stampano oltre 20.000 copie, è letta da almeno 80.000 persone e costituisce uno dei veicoli principali per i poeti, dato che in questi anni sono state inserite poesie di parecchie migliaia d’autori.

 

Il prestigio dell’Agenda è legato non solo ai numeri sopra citati; non bisogna dimenticare che vi sono state pubblicate poesie di Carol Wojtyla, per cui l’Agenda è presente nella Biblioteca Vaticana, è stata inserita nell’archivio di Stato di Pistoia e, nel 2003, è stata premiata dalla Provincia di Milano “Per il grande contributo dato alla divulgazione della cultura poetica”.

 

Dulcis in fundo, il nostro editore Maestrini è stato qualificato da Antonio Lubrano, nella trasmissione televisiva “Mi manda Lubrano” come il più grande dei piccoli editori.

 

L’Agenda è diventata il luogo d’incontro di varie tendenze poetiche e chi desidera veder pubblicata una poesia può inviarla con la concreta speranza di vederla inserita.

Di certo si parla di poesia che deve possedere un minimo d’afflato poetico e non deve essere l’inno al banale o, allorché si ricorra al verso libero, una specie di prosa accorciata con vari a capo più o meno indovinati.

 

Non può essere poesia:

 

Se n’è andato il gatto

il dolore è forte

per la sua morte

ed io divento matto. 

 

Oppure:

 

Se n’è andato

il mio gatto.

Mi mancheranno

le sue effusioni

che gran dolore

mi dà la sua morte,

che vuoto incolmabile!

Solo chi ama gli animali

può comprendere

quanto la ferita inferta

profonda sia.

 

La poesia per essere considerata tale deve possedere ispirazione, intuizione, musicalità, capacità di uscire dal dejà vu, inteso come ripercorso senza inventiva di strade già battute.

E’ vero che non si può pensare di trovare un’isola sperduta, deserta, mai calpestata da piede umano, i grandi temi della vita sono sempre quelli, ma il poeta è colui che riesce a donare immagini suadenti, suggestive o comunque che inducano alla riflessione attraverso il suo filtro particolare, capace di rendere il medesimo concetto completamente nuovo pur essendo vecchio di secoli.

 

Ritorno sull’ispirazione che, per quanto mi riguarda, ritengo il vero motore per la creazione di una lirica, senza ispirazione è arduo riuscire a confezionare – mi sia passato il termine – un prodotto accettabile.

E’ pur vero che esiste una corrente di pensiero, anche molto autorevole, basta leggere il libro “Com’è fatta la poesia?” del prof. Nicola Gardini – docente di letteratura italiana all’Università di Oxford -, che sostiene che il poeta è un costruttore, un assemblatore, che deve, non appena formulato un verso, essere in grado di cassefortizzarlo in attesa di poterlo impiegare, riunito ad altri versi che sono nelle medesime condizioni, per costruire la composizione poetica.

O come afferma Vittorio Sereni in una lettera a Giancarlo Buzzi del 1957 “tendo a chiamarle poesie private, tentativo di mettermi in versi in mancanza di meglio…(omissis) e questo mi pare un atteggiamento destinato ad avvicinarmi alla figura del dilettante…(omissis) oggi più che mai occorre leggere, coltivarsi, pensare, non stare alle impressioni, non bearsi delle sensazioni, credere all’ispirazione il meno possibile”.

 

Il dibattito su questi temi potrebbe essere lunghissimo ed inconcludente, rimane che la poesia, come ebbi già modo d’affermare, possiede un indubbio effetto terapeutico, consentendo a chi trasmette al foglio bianco la propria sensitività di fugare le psicopatologie che la nostra società talvolta ci ammannisce con grande dovizia.

 

Vorrei concludere ricordando ancora Leo Chiosso, che ebbi la fortuna di annoverare fra i miei amici, seppure la frequentazione sia stata troppo breve – solo alcuni anni -; ha caratterizzato la prima stagione dell’Agenda, ha donato negli anni di presidente del premio che porta questo nome la sua effervescenza, la sua capacità di coinvolgere e di strappare un sorriso, ha lasciato certamente un ricordo indelebile in tutti coloro che l’hanno incontrato: ci manca, lo ricordiamo e lo ricorderemo sempre con grande affetto.

 

                                                             Roberto Bramani Araldi

Roberto Bramani Araldi

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