Roberto Bramani Araldi

Agenda dei Poeti 2003
Prolusione

Talvolta mi capita di svegliarmi in un letto e di chiedermi: dove sono, dove mi trovo? e di faticare a mettere insieme gli elementi d’identificazione indispensabili per dare forma e sostanza alla ripresa di percezione della realtà.

L’altro giorno il sogno che accompagnava il mio sonno si è materializzato su una anticipazione di questa giornata: mi trovavo sicuramente in questa sala, ne percepivo i contenuti, identificavo addirittura alcune persone, ma, invece di ricavare un effetto benefico determinato dall’incontro con la poesia, con questa mitica città dell’Utopia, quasi personificazione dell’ideale concepito da Tommaso Moro, mi scoprii indifeso, con una sensazione diffusa di disagio, quasi di angoscia.

 Lo svegliarmi in piena notte, con l’inevitabile dilatarsi di tutti gli influssi che le tenebre sanno indurre, mi condusse a cercare di comprendere quale fosse la portata del messaggio che i poeti si propongono, forse con un pizzico di ingenuità, di trasmettere.

  Ma come può il poeta immaginare di perforare con pochi versi la patina d’indifferenza che ricopre il mondo attuale, nel quale è stata completamente dimenticata la capacità di comunicare con semplicità, ponendo le parole a servizio degli altri, affinché esista la possibilità di superare gli ostacoli che noi stessi ci poniamo nel rapporto quotidiano?

 Il cinismo è divenuto l’elemento dominante, i nostri interessi sono gli unici che contano e divengono prevalenti, l’uomo si ripiega su se stesso facendo mancare il valore fondamentale della sua umanità: l’essere animale sociale che riesce a scovare fra le motivazioni dell’esistere quella di vivere in armonia con altri individui a lui simili.

 La scelta è ormai compiuta, la strada imboccata non può che sbucare nella solitudine, che diviene libera scelta e non più basto che qualcuno molto malvagio ha deciso di imporci per rendere sempre più arduo il cammino.

 E allora ecco apparire come splendida seduzione il poeta, quale salvifica speranza di redenzione, che con il suo canto privo di compromessi, elevato a religione pura, annulla i valli spalancati dall’incomprensione, riuscendo ad inviare un messaggio universale.

 Ma ne siete sicuri? Non state forse autoincensandovi credendo di svolgere una suprema funzione nella società?

 Non cercate, forse, nella poesia un rifugio personale, quindi precipitate in una forma sottile, ma ancor più raffinata di egoismo, dato che in pratica dialogate solo con il vostro io?

 E siete certi di essere realmente letti, o le opere pubblicate che alcuni acquistano andranno ad arricchire numericamente biblioteche più o meno sofisticate senza che i contenuti che avete proposto abbiano minimamente scalfito i destinatari?

 Tutto sarà molto vicino al canto dell’ultimo chiurlo esquimese, che, disperatamente, seppur con tenacia, lancia il suo grido per salvare la sua specie dall’estinzione, oppure sarete come Peeperkorn ne la “Montagna Incantata” di Thomas Mann che pronuncia parole di senso compiuto senza nessun ordine logico affidandosi solamente alla sua autorevolezza per essere seguito ed ascoltato?

 Per fortuna questa visione è stata solo un sogno, la realtà che viviamo è ben più consolante e colma di grandi aspettative che attendono solo un nostro breve cenno per concretizzarsi!

 Tuttavia, al di là della facile ironia, credo che il poeta proprio in questa manifestazione abbia l’occasione di far ascoltare il suo pensiero: l’Agenda dei poeti che sarà approntata con molte delle vostre liriche, costringerà, magari “obtorto collo”, molti a leggervi, molti a fermarsi per un attimo a riflettere, pochi, forse, a rileggere con attenzione per comprendere a fondo il vostro reale messaggio: in quei momenti il poeta diviene veramente tale e il suo canto non sarà stato lanciato invano.

Roberto Bramani Araldi

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